Il Sarno è uno di quei fiumi di cui si parla spesso, ma quasi sempre in modo generico. “È messo male”, “è migliorato”, “è sempre uguale”. Per uscire dalle frasi fatte bisogna partire da una distinzione semplice: c’è la classificazione ufficiale che assegna le classi, e ci sono i dati di monitoraggio che escono anno per anno e permettono di capire se le cose stanno andando in una direzione o nell’altra.
La classificazione più recente che oggi si riesce a citare in modo lineare e verificabile è quella del triennio 2021–2023, riportata in una sintesi tecnica del sistema SNPA che richiama i dati ARPAC. Qui non si parla per impressioni. In diversi tratti del Sarno e degli affluenti principali lo stato ecologico non arriva al “buono” previsto dalla normativa europea: si trova spesso tra sufficiente, scarso e cattivo. Sullo stato chimico il quadro è ancora più rigido, perché molti corpi idrici risultano non buoni. Tradotto: per una parte significativa del bacino il fiume resta lontano da condizioni vicine alla naturalità, e la componente chimica continua a pesare.
Nota: l'indice trasforma le classi ecologiche e chimiche in un punteggio 0-100, dando più peso allo stato ecologico. Il dato è riferito al bacino del Sarno.
Questa è la “pagella”. Il problema è che una pagella, da sola, non racconta il presente se non viene aggiornata con continuità. Ed è qui che entrano in gioco i dataset pubblici. ARPAC rende disponibili, in formato open data, i file annuali del monitoraggio delle acque superficiali, con serie che arrivano fino al 2025. Sono dati numerici per stazioni di campionamento e parametri. Non ti danno la classe finale “buono” o “cattivo” già pronta, ma ti permettono un lavoro che spesso manca: vedere la traiettoria. Se un parametro scende nel tempo, se resta stabile, se peggiora, se i picchi diventano meno frequenti o cambiano stagione. È il tipo di verifica che fa la differenza tra un racconto emotivo e un racconto basato su fatti.
C’è poi un altro segnale, utile soprattutto per chi vive la costa: i dati della balneazione pubblicati da ARPAC. Qui i parametri sono microbiologici e noti anche ai non addetti ai lavori, come E. coli ed enterococchi intestinali. Non è lo stato ecologico del fiume, ma è un indicatore chiaro di una pressione che, nel bacino del Sarno, torna sempre: quella dei reflui civili. Quando si incrociano questi esiti con periodi di pioggia intensa e con la dinamica degli scolmatori, il quadro diventa più concreto: la foce e la costa funzionano come una spia, perché registrano gli effetti di ciò che avviene a monte.
Il contesto istituzionale aiuta a capire perché, spesso, il Sarno sembra “resistere” ai miglioramenti. Nei documenti di pianificazione dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale si parla di reti miste, criticità di collettamento, troppo pieni, scolmatori, pressioni diffuse. Sono parole tecniche, ma descrivono un problema molto pratico: se le infrastrutture non reggono, basta poco per tornare indietro. Nei mesi di magra, o dopo eventi meteorici, gli effetti si amplificano.
Da qui nasce un’idea che può essere utile a chi legge: un indice sintetico, non ufficiale, che trasformi le classi in un numero comprensibile. Ho preso le classi ecologiche e chimiche 2021–2023 e le ho tradotte in punteggi, dando più peso allo stato ecologico perché descrive la funzionalità complessiva dell’ecosistema. Con questa regola, il bacino del Sarno si colloca intorno a 38 su 100. È un numero che non pretende di sostituire il giudizio normativo, ma serve a rendere immediata la lettura: la situazione resta critica e lontana dal traguardo del “buono stato”.
Il passaggio più interessante, però, è quello che può produrre un dato che spesso non viene pubblicato in modo chiaro: la tendenza costruita con i file open data. Il metodo è semplice e trasparente. Si scelgono alcune stazioni, si costruisce una serie storica, poi si confrontano gli ultimi anni disponibili, per esempio 2024–2025, con una baseline precedente, per esempio la media 2015–2019. A quel punto si possono scrivere frasi verificabili, senza aggettivi inutili: “qui il valore medio è sceso del tot”, “qui i picchi sono rimasti”, “qui la stagione critica è questa”. È un lavoro da redazione, non da slogan, ma è l’unico modo per capire se la direzione sta davvero cambiando.
Ad oggi, in base alle fonti pubbliche disponibili, la conclusione è prudente ma netta: la classificazione ufficiale 2021–2023 fotografa un bacino ancora lontano dal buono stato; i dati analitici fino al 2025 permettono di misurare le variazioni, ma non autorizzano a dire che la crisi sia superata. Se arriveranno nuove classificazioni consolidate per 2024–2025, allora si potrà aggiornare anche la “pagella”. Fino ad allora, la cosa più onesta è mostrare i numeri e far parlare le tendenze.
Fonti: SNPA – Il fiume Sarno (2024) ARPAC – Monitoraggio acque superficiali ARPAC – Portale Autorità di Bacino – Scheda Sarno Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE
